Introduzione

“se il mondo è globale, il pensiero non può restare eguale e tantomeno unico”

La leggerezza (del peso adoperato) più la velocità (del peso proiettato) sono i due elementi che hanno contribuito a rendere l’impiego di attrezzature leggere una realtà e non solo un’ipotesi. Con la TLT viene meno la ragione per la quale il peso (una certa quantità) è sempre stato ritenuto indispensabile. Che la TLT proiet2 bisti code leggere non deve meravigliare, casomai dovrebbe stupire il contrario. È sorprendente che per coprire distanze modeste le tecniche usuali siano costrette a ricorrere a code così pesanti. Sostenere l’opposto può suscitare perplessità. Dubbi legittimi, naturalmente, ma che hanno il torto di riferirsi a un lancio eseguito con attrezzatura e tecnica tradizionali, quindi a una canna esile che muove la coda in maniera lenta e molle e non a un attrezzo rapido che la proietta tesa e velocissima, come avviene con la TLT.

 

La TLT è un modo nuovo e diverso di intendere una canna, il lancio e la stessa pesca

1)  Il lancio, un’espressione dinamica complessa e raffinata
2)  La concezione della canna, trasformata da una molla in una leva
3)  Il modo di intendere il finale, cui è stato affidato un compito specifico
4)  La finalizzazione del lancio agli intenti della pesca
5)  Lo stesso shoot che nella TLT assume e svolge un ruolo fondamentale.

 

1 bis La TLT: evoluzione naturale del sistema-mosca

Ciò che è naturale è più funzionale

Tutti sappiamo in cosa consiste l’evoluzione; ma se alludiamo alla pesca con la mosca non è escluso che la questione debba essere altrettanto scontata. E allora chi meglio della Natura stessa, l’origine del tutto, può rispondere al nostro quesito? Essenzialità: è noto come in Natura non esistano sprechi né superfluo, solo essenzialità. Funzionalità: A sua volta l’essenzialità è una premessa necessaria per riuscire a conferire la massima funzionalità a ogni azione. Risparmio energetico: essenzialità e funzionalità comportano un minor spreco di energie.

Detto questo, è possibile applicare i principi della Natura alla pesca con la mosca artificiale. Naturalezza: per le sue peculiarità la TLT può essere definita naturale. E infatti più efficace, quindi dinamicamente più funzionale, rispetto alle tecniche tradizionali. Essenzialità eguale funzionalità: nessun dubbio, la TLT è certamente essenziale. Lo è, per esempio, per avere ridotto al minimo indispensabile il numero degli attrezzi da usare, per aver sostituito le canne lunghe con quelle corte e per aver limitato il peso proiettato alla sua effettiva utilità, dunque usandone solo la quantità strettamente necessaria. Risparmio energetico: la TLT è fonte di notevole di risparmio di forze. Non solo perché riesce a ottenere con mezzi leggeri quello che altre tecniche conseguono con attrezzature assai più pesanti e faticose, ma anche perché è capace di utilizzare qualsiasi attrezzo con un peso nettamente inferiore rispetto a quello dato dalla casa costruttrice: merito della grande elasticità della sua dinamica. Pertanto, se è vero che la TLT è la tecnica di lancio con minor spreco di energie e considerato che ogni processo evolutivo in Natura è legato a un effettivo risparmio energetico, si può legittimamente affermare che la TLT può essere considerata l’evoluzione naturale del sistema mosca.

Dinamica fine a se stessa e dinamica finalizzata

Elasticità dinamica: ovvero come plasmare il lancio alle esigenze della pesca.

Le tecniche di lancio tradizionali proiettano la coda per linee parallele rispetto al piano dell’acqua, una manovra che abbandona nell’aria coda, finale e mosca. Per le tecniche usuali la dinamica del lancio è fine a se stessa, non ha uno scopo. Difatti non esiste alcuna manovra specifica capace di conferire la precisione, la posa migliore, la prestazione più efficace, la deposizione della coda in acqua più silenziosa.

Una dinamica fine a se stessa (traiettoria parallela), non può incidere sul risultato di un lancio. Di conseguenza quest’ultimo è in primis casuale e in secondo luogo approssimativo. Viceversa quando la dinamica è finalizzata, cause ed effetti sono rigorosamente dipendenti e il risultato da casuale e approssimativo si trasforma in specifico e mirato. Asservire il lancio alle esigenze della pesca è l’unico modo per far sì che le cose si possano determinare volontariamente e non accadono, affinché il pescatore diventi l’artefice del risultato.

La filosofia della TLT3 bis

Se sono i dettagli a creare confusione, è la capacità di unirli a dare origine alla conoscenza

Il perno: il presupposto su cui essa verte, la base dalla quale trae origine l’ordine sistematico del ragionamento, è questo: se il movimento di un corpo dipende dalle cause che lo determinano, e ogni variante della causa comporta un differente risultato, allora è evidente che la mosca è un sistema di pesca dinamico. E quindi la dinamica del lancio, la chiave che consente di risolvere nella maniera migliore possibile i problemi (posa, presentazione) connessi con il suo esercizio. È da questa fondamentale constatazione che si diramano i fondamentali del ragionamento, il perno intorno a cui ruota l’ingranaggio.

L’ingranaggio: scelta della mosca a parte, questo sistema di pesca fa leva su due punti fondamentali: le esigenze del pesce nei confronti del comportamento dell’esca in acqua e le costrizioni ambientali nei confronti del lancio rispetto all’ambiente in genere. Il risultato della nostra azione di pesca è condizionato dal modo con cui si intende affrontarli. Affinché il nostro artificiale possa essere accettato dal pesce, occorreranno: silenziosità di distensione in acqua della coda e del finale, presentazione appropriata, precisione. Queste variabili possono essere definite le esigenze del pesce nei confronti dell’esca. A tutto ciò si aggiungono le costrizioni dell’ambiente, diverse a seconda delle situazioni: fiumi grandi o piccoli, spogli o coperti di vegetazione, acque piatte e mosse, veloci o turbolente e tutto il resto che ben conosciamo. Ovvero la capacità da parte nostra di risolvere i mille problemi in grado di incidere in maniera determinante sul risultato della nostra azione.

Conclusioni: le esigenze del pesce e le costrizioni ambientali possono essere risolte nella maniera migliore possibile finalizzando la dinamica del lancio a queste necessità. Dunque conferendo al lancio un ruolo specifico: come proiettare la coda nel modo più efficace e quale lo strumento più idoneo per compiere questa operazione. Il primo aspetto necessita di una dinamica del lancio in grado di smistare (in parte) e sostituire (in percentuale maggiore) l’energia intrinseca della canna da quest’ultima al pescatore, in modo che la parte svolta autonomamente dall’attrezzo venga quasi completamente sostituita dal lavoro fatto dall’uomo. Il secondo argomento è strettamente legato alla dinamica del lancio. Questo è quanto scaturisce dall’ordine naturale delle cose. Dal loro senso. Lancio, attrezzo e pesca sono tutt’uno, non possono essere intesi a se stanti. E il ruolo della mosca? Importante, ben inteso, però a condizione di non considerarla l’origine prima e unica della cattura. Infine il pescatore stesso. Se costui vuole ottenere risultati, i migliori risultati possibili, deve necessariamente adattarsi sia alle costrizioni dell’ambiente che alle esigenze del pesce e a tutto il resto che ne consegue. La TLT non colloca il pescatore al centro del mondo.

TLT: facile o difficile?

Il passato è depositario solo della verità del suo tempo

E’ noto che una cosa è la teoria e una diversa la pratica. Nel caso della TLT le cose si complicano. Difatti la trasposizione della TLT dalla palestra all’acqua è più ardua del solito. E nemmeno per le difficoltà di certi lanci, ma soprattutto perché necessita della conoscenza di un presupposto mai preso in considerazione in precedenza: il lancio nasce dall’acqua.

Ciò potrebbe far pensare che la TLT sia complessa e difficile. Vero e falso.

Se la TLT è difficile, è perché rappresenta uno stadio più evoluto del lancio. Necessita di approfondita conoscenza di base. La TLT si è spesso trovata costretta a dover rispondere a lacune conoscitive. Si è dovuta sobbarcare questa difficoltà, perché le tecniche usuali hanno trascurato correnti e superfici; quegli stessi elementi, guarda caso, dalla cui conoscenza dipendono i tre punti basilari della pesca: il dragaggio, i lanci e la presentazione dell’artificiale.

Il dragaggio si sconfigge sfruttando le velocità delle correnti. I lanci vengono selezionati a seconda della forma geometrica con cui le correnti sagomano ogni situazione. La presentazione della mosca è in relazione alla conformazione della superficie dell’acqua e del luogo specifico in cui si desidera depositare il nostro artificiale. Non a caso la TLT sostiene che il lancio nasca dall’acqua. In due parole la TLT può essere considerata più difficile perché approfondisce la conoscenza della pesca e al contempo facile perché utilizza la conoscenza stessa in un processo di evoluzione della tecnica.