E guerra sia!

E guerra sia!

Le regole sono necessarie. E mai come nei giochi devono essere rispettate. Ma prima ancora ci deve essere dell’altro. Che è dentro di noi. E se non c’è, ne abbiamo almeno sentito parlare: civiltà, mi pare si chiami.

S’i fosse foco

S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo;
s’i fosse vento, lo tempestarei;
s’i fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i fosse Dio, manderei l’en profondo;
s’i fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s’i fosse ‘mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
Cecco Angiolieri

Senza titolo1

L’odierno vangelo

1° – Dopo di me il diluvio.
2° – Solo diritti, mai “doveri”. Ci mancherebbe!
3° – Facile parlare alla pancia della gente. A quando fare altrettanto alle menti?

Così è, anche se non vi pare. Perché i vostri limiti sono quelli del vostro animo.

Quante volte

Quante volte si sente dire che la storia è maestra di vita. Mai sentita bischerata più grande. Nulla è più inutile del passato quando si tratta di non ripeterne gli errori. Casomai è il contrario. La storia è sempre stata una buona guida nel perseverare il peggio, com’è nella natura dell’uomo. Dopo aver vissuto la corsa a chi contribuiva di più, meglio e più velocemente a distruggere un fiume, dopo aver assistito a tanti atti criminali accompagnati da canti e balli attorno alla bara del morto nella più lugubre e carnascialesca delle manifestazioni, mai mi sarei aspettato che proprio la mosca si accodasse a questo scempio. Avevo sempre pensato che diffondere la mosca equivalesse a migliorare la pesca. Esche naturali e spinning hanno fatto passi avanti, la mosca no. La mosca, fra tutte, è quella che è riuscita nell’impresa di distorcere se stessa alla radice. Addirittura fino all’imbarbarimento.

Inquinamento

Attorno agli anni sessanta le sorti della pesca parevano legate all’inquinamento: o si debellava o era la fine. I fiumi ribollivano di schiuma giallastra che gonfiava, schiumava, straripava. Quando il vento la faceva svolazzare, pareva una bufera di neve sporca. Esalazioni nauseabonde impestavano l’aria. Appena entravi in acqua, lo stivale sprofondava in una melma nerastra, marciume putrescente. Se l’inquinamento veniva dalla chimica, le acque avevano talora colori psichedelici. Ci hanno contribuito proprio tutti: l’industria tessile, le cartiere e chi più ne ha più ne metta. A proposito di queste ultime, negli anni in questione l’acqua del fiume Lima, in Lucchesia, a volte diventava gialla, talora celeste o altro colore, rivaleggiando con la tavolozza del più stravagante dei pittori. Una volta la trovai addirittura rossa: pareva un fiume di sangue, come se alle sorgenti vi avessero sgozzato centinaia di cristiani.

Plastica

Ti pareva che mancasse la plastica, Anch’essa di tutti i colori. D’estate la vegetazione in qualche modo la mascherava, ma d’inverno gli alberi parevano tanti scheletri che urlavano la loro angoscia al cielo. Agghindati da miriadi di pezze sventolanti, assomigliavano a macabri alberi di Natale. Il Natale della vergogna dell’uomo.

Cemento

Poi è venuto il cemento. Tanti bei muri lisci e grigi lungo ambo le rive. Dalle Alpi alla Sicilia, non c’è regione che possa affermare di avere la coscienza a posto. Va anche detto che qualcuna, per la verità più al sud che al nord, si è data un gran daffare. Di fronte al cemento, dicevamo, cos’altro può capitare. Non c’è nulla di peggio. Questa volta abbiamo veramente toccato il fondo. Finalmente si incomincia il cammino inverso. Sicuri? Mai porre limiti al peggio.

Captazioni & C.

E difatti eccoti le captazioni. Quasi sempre alle sorgenti, beninteso, perché noi italiani le cose le facciamo bene. Una volta tanto tutti accomunati. Dal nord al sud, alla faccia di Metternich che sosteneva che l’Italia è un’espressione geografica. E’ indicativo come questo paese riesca a essere unito solo nel peggio. Perché se è vero che hanno captato buona parte del Sele in Campania, altrove, in Friuli, nella Carnia, di fiumi “naturali” ce ne sono rimasti giusto tre o quattro. La barbara opera di devastazione dell’ambiente fu completata dalle escavazioni: ruspe da tutte le parti, alvei snaturati, divelti, travolti e messi sotto sopra come una trincea in guerra. E guerra era.

Nel frattempo

Nel frattempo ci si sono messi anche i pescatori. Guai a dire a un pescatore che non è sportivo, peggio che alludere alla mamma o alla fidanzata. Però non si è mai saputo di pescatori che abbiano protestato per le semine di trote fresche di giornata. E’ invece più frequente il contrario. Resta da spiegare come mai quando si cementificano i fiumi o li si captano alle sorgenti, non scoppiano quelle belle rivoluzioni come accade quando qualcuno propone una legge un po’ più restrittiva. Per esempio ridurre il numero delle catture giornaliere.

Pescatori?

Nel frattempo ci si sono messi anche i garisti, quelli con le esche naturali. Si sono fatti in quattro a seminare pesci a capocchia, fregandosene di tutto, troppo presi dalle loro medagliette al valore. Meritate, naturalmente. Ci mancherebbe. E difatti le riviste li hanno portati ad esempio. E se ci va di mezzo il fiume, pazienza. Nel fiume Arno, per esempio, le alborelle non c’erano mai state. Ma i toscani ogni volta che gareggiavano al nord le buscavano di santa ragione, quindi i vari capetti per allenare i loro “atleti”, è così che li definiscono (sublime), ecco che si mettono a seminare alborelle come il grano. Sono pescetti facili facili, si diceva, se ne prende uno dietro l’altro, così anche i bambini possono divertirsi. Un incitamento a riempire il cestino, e il più bravo era chi lo riempiva maggiormente, proprio come accade in gara. Poco importa se poi questi pesci andavano a finire nella spazzatura. Un sano esempio di come si devono educare i giovani.

Come se non bastasse

Nel frattempo all’interno dei Club/Mosca (inizialmente rigorosi nei confronti dell’etica), in seguito, quando gli istruttori (e Club) si sono moltiplicati come conigli, è successo il caos; un processo tutt’ora in atto. Quando non esiste più un centro della coscienza e della conoscenza tecnica collettiva, la conseguente polverizzazione (un’infinità di nuovi istruttori, singole persone, commercianti, ecc.) assume facce diverse. E se la tecnica è preda delle più deliranti interpretazioni, delle più sfacciate scopiazzature o cialtronesche improvvisazioni, lo scotto maggiore lo paga l’etica, definita eccessivamente rigida. Fu così che si cominciò ad azzannarla, finché morso dopo morso è stata spolpata peggio di un osso un cane. Da tempo i suoi resti marciscono lungo i fiumi, ridotti a deserti dalla voracità e dalla stupidità umana. Esistono precise responsabilità personali, e il sospetto che questo attacco all’etica fosse la scusa per giustificare il proprio comportamento sul fiume, è più che giustificato. Anzi è legittimo. Dopo di me il diluvio, nevvero ragazzi?

Mai porre limiti al peggio

E difatti è spuntata di nuovo la plastica, dilagante nella costruzione delle mosche. Al punto da essere benedetta dalle riviste di settore e da coloro che sulle stesse scrivono di piombo e di pesci fasulli: i sacerdoti degli Inferi. Tutti o quasi dimentichi che stanno parlando di “Mosca” e non di un’esca qualsiasi. Naturalmente ogni misfatto presuppone una giustificazione. Per esempio dall’essere in sintonia con i ritmi della natura (se il pesce mangia sotto, ecc.). Oppure, assai più prosaicamente, perché la maggioranza dei pescatori la pensa così. Perbacco, siamo in democrazia, vogliamo tradirla? Sarebbe totalitarismo. E invece si sa che la maggioranza non contiene tutte le qualità. Anzi. Si sa anche con quanta efficacia quest’ultima si compatti contro coloro che non si adeguano. Non meraviglia, quindi, anzi è conseguente, che la maggioranza tenda a isolare i corpi estranei. A renderli anomali, magari etichettandoli come fuori dei tempi o estremisti. Peggio ancora: “talebani”. Ti pareva.

Dalle stelle alle stalle

Poi sono arrivati i no-kill, il cui intento originario strada facendo si è trasformato in qualcosa di quasi diametralmente opposto. Nati per salvaguardare la trota ed educare i pescatori, sono finiti per imbastardire la prima e diseducare i secondi. E non a caso, naturalmente. Un delitto più che un omicidio colposo. I no-kill (la loro gestione, la qualità del pesce immesso e tutto il resto che tutti sappiamo), sono destinati a dare il colpo di grazia alla trota. Al pesce da mosca per eccellenza. Con il bel risultato che in anni passati, quando la trota era vera, era la “regina” delle acque. In seguito, dopo le semine fatte a secchiate e grazie anche ai no-kill, si è trasformata nella “regina dei marciapiedi”. E se a suo tempo il pescatore con la mosca, in virtù delle sue idee e conseguente comportamento poteva probabilmente essere considerato “il pescatore per eccellenza”, oggi fate un po’ voi. Poche le eccezioni;

Mai porre limiti al peggio

E difatti ecco spuntare le gare di mosca. Le motivazioni? Millanta, quando si è in sintonia con il proprio ego. Non solo costoro hanno tradito lo spirito della mosca, figuriamoci, ma addirittura hanno la faccia tosta di definire la loro attrezzatura, canna, lancio, ecc. “pescare con la mosca”. E loro stessi “pescatori con la mosca”, Il tutto nel più assoluto silenzio. O nella più totale indifferenza. Come se la cosa non ci riguardasse,

E guerra sia: il web

Tutti contro tutti. Perché fra tutte le malattie di questo mondo, nulla eguaglia in gravità le frustrazioni.

Tutti assieme

Cercare di contrastare questa deriva dilagante equivale a pagarne uno scotto. Con ciò non è mia intenzione adeguarmi. Perché se c’è una cosa che l’età mi ha insegnato, oltre al fatto che la reputazione è in assoluto la cosa più importante è che nulla vale a tutti i costi. I giovani devono sapere cos’è la Mosca. Quella vera. Perché ciò di cui non si parla non esiste e il domani è sempre la conseguenza dell’oggi. Devono altresì sapere che la Mosca non è quella divulgata dai negozianti (quasi tutti). Quelle di certe riviste (idem). Di certi Club (idem). Per non parlare dell’Ente pubblico, il maggiore responsabile. Per costoro tutto è finalizzato rispettivamente alla vendita di un attrezzo, a un abbonamento in più, a una nuova tessera. E se ci va di mezzo il fiume pazienza. Anzi, chi se ne frega.

Indifferenza

Parafrasando B. Brecht: prima hanno eliminato la “mosca”, poi i pesci, poi i fiumi senza che facessi nulla, poi hanno eliminato anche me e non c’era rimasto più nessuno.

Partecipazione

Per quanto mi riguarda ho anni e scorza a sufficienza. Resta il rammarico, ma anche l’orgogliosa certezza, di far parte di una categoria di persone, di un modo di vedere e sentire le cose in via di estinzione. Si può perdere ma avere ragione. Si può essere sconfitti ma uscirne moralmente vincitori. E’ ingenuo pensare che questa sia la sola cosa che conti?

Conclusioni

Ma l’inquinamento si può vincere, dicevamo speranzosi, forti di quella faccenda della storia maestra di vita. Ma se inquinamento, escavazioni e compagnia bella possono essere sconfitte, basta una buona legge, quali forza politica e quali leggi possono sconfiggere l’ignoranza o l’idiozia. Impossibile: ci sono più stolti in terra che stelle in cielo.

7 commenti

  1. Ottavio Argenio

    Buongiorno Roberto, apparteniamo ad ambienti “istituzionali” diversi, tu all’Accademia ed io alla SIM ma condivido ogni tua parola.
    Non voglio arrendermi a questo stato di cose e per quanto mi sarà possibile continuerò a battermi perché le cose cambino.
    A riveder le stelle!

  2. Sergio Mastriforti

    Da grande amante della pesca a mosca quale sono, nel senso più integro del suo significato, credo valga la pena spendere qualche minuto per leggere queste poche righe. Un piacere ritrovare tanto coraggio e integrità intellettuale in un mondo sempre più ubriaco di ipocrisia. Chapeau…

  3. Federico Renzi

    L’ho condiviso dal telefono prima di leggerlo, sulla fiducia. ora che l’ho letto sono felice di averlo condiviso, per errore, due volte! Concordo punto per punto su tutto!

  4. Stefano

    Non sono tlt, non sono sim, sono solo un pescatore a mosca
    Che dire : ha ragione per quel che riguarda l’ambiente, sfido chiunque a contraddire le sue argomentazioni . Per quel che riguarda i materiali sintetici( che non uso) o il pescare ” sotto” sono prese di posizione note ormai da secoli che non condivido

  5. Marco Pippi

    Ciao Roberto
    Da pescatore con “qualche” anno trascorso sui fiumi, ma anche da soggetto che per quasi 20 anni ha offerto la quasi totalità del proprio tempo libero nell’ambito della gestione degli ecosistemi fluviali della Valnerina, che con rammarico e triste realismo non posso che condividere la raffigurazione dell’oggi della pesca in generale che con audacia e in modo circostanziato hai ben espicitato. C’è solo da sperare che l’esperienza insegni e mostri i percorsi più costruttivi da seguire.

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