Un sogno nel cassetto

Un sogno nel cassetto

di Vanni Marchioni

Mosche_del_cassetto

Nel vero senso del termine: in fondo al cassetto del comò della camera da letto, dietro a un paravento di intimità, o del mobile destinato alla sola costruzione che i più fortunati o per meglio dire “i più abili” hanno sapientemente saputo allestire in qualche angolo di casa. In fondo al cuore impavido di ogni giocatore abita la certezza di avere un’ultima carta da gettare sul tavolo, un’ultima chance.

Tradotto in termini alieutici, chi di noi non ha un sogno nel cassetto? Che si chiami “Rosina” o Giallina” o “Palmiro” o che ripercorra i tratti somatici di grandi trascorsi come “Royal Coachman” piuttosto che “Indispensable Tups” o “Red Tag”, ognuno di noi ha un sogno ben riposto in un anfratto buio e chiuso in una teca avvolgente di legno caldo o di asettico metallo. Dipende dai gusti e dalle attitudini personali, com’è giusto che sia. Un sogno invernale, basta sapere che è lì. La scatola delle nostre mosche. Fedeli riproduzioni di grandi verità o creative interpretazioni delle stesse, poco importa. Sono i nostri sogni, nessuno può entrare a farne parte senza essere in possesso di una chiave d’accesso.

Prenderanno il volo in tarda primavera. Nel frattempo, è confortevole il pensiero della loro essenza e nondimeno della loro presenza. Possiamo implementare il numero dei nostri sogni nel cassetto. Possiamo ricercare con costanza e puntualità quella dannata perfezione che mai arriverà; eppure a livello emozionale avremo sempre la presunzione di avere un asso nella manica del giubbotto da pesca. Quella stessa carta nella giacca del baro, al tavolo da poker. Una mosca – nel nostro caso – che risolva i problemi di lancio e di approccio, che stimoli l’euforia alimentare dei pesci di ogni specie, che assomigli a un plecottero ma anche a un tricottero all’occorrenza, una mosca che catturi da sola. Alla fine di ogni inverno siamo certi di averla concepita – come mai non c’ho pensato prima – e magistralmente realizzata.

Avviene poi che in pesca la natura (per nostra buona sorte!) ci riporti con i piedi per terra. La mosca perfetta non esiste. Fa parte di un sistema dove la conoscenza e l’esperienza fanno da padroni. E poi viene la tecnica. E a seguire vengono la canna, la coda, il finale e per ultima la mosca. Ma non adesso, non svegliatemi, è bello sapere che il mio sogno è nel cassetto.

Vanni Marchioni