Accattoni o Rapinatori?

Racconto di Giovanni Nese (foto di Vincenzo Penteriani)

Ma perche’ devo imparare ad usare la velocita’, che cosa mi da in più?

Valide tutte le storie che ci raccontiamo sulla evoluzione del pescatore: tanti pesci, pesci grossi, pesci difficili, poi le trote, i temoli , la mosca, ecc. Uno deve chiedersi se raggiunta la fase della mosca sia ancora possibile evolvere.
Penso di si anche se non intravedo grandi risposte esaustive.
Secondo me c’e’ ancora un grande passo.
Quale?
La figura del rapinatore di professione.
Ma va la’! Nei passi successivi a quelli menzionati prima eravamo gia’ al no kill, al rispetto del pesce.
Mi spiego con un esempio.
Vai!
Che differenza c’e’ tra un accattone ed un rapinatore?
L’accattone vive a stento della carita’ altrui, il rapinatore vive di violenza, prevaricazione, mettendo a rischio l’altrui e la propria pelle.
(in che fogna mi sono cacciato da solo!). Ok, l’immagine dell’accattonaggio e’ perfettamente azzeccata, vivo solo della disponibilita’, della carita’ di chi mi sta intorno, sono costantemente al limite della sopravvivenza, via via che le condizioni attorno a me diventano piu’ difficili mi devo accontentare di meno, raccolgo solo gli spiccioli a volte nemmeno questi. Se faccio il rapinatore, a rischio della vita, sono io che vado a prendermi i soldi dove ci sono, sono io che decido chi deve contribuire al mio benessere. Se il ricco si protegge devo escogitare come aggirare le sue protezioni, demolirle per raggiungere il mio scopo. Non voglio fare l’elogio del rapinatore e trasformare in rapinatori tutti gli accattoni.
Ho capito il concetto! Vorresti dire che solo la carita’ delle trote da da vivere al pescatore modesto e invece quello bravo si prende quella che vuole?
Proprio questo! Ovvio che non e’ un discorso che si possa incentrare sulla carita’ delle trote, non si puo’ essere caricatevoli con la propria pelle, ma capita spesso che solo facendo affidamento sulla scarsa esperienza dei pesci io riesca a catturarne. E’ come rubare ai bimbi. Vado dove ci sono molte trote poco smaliziate e prima o poi ne becco una anch’io. Se invece ho le armi giuste e per armi intendo cultura, esperienza e tecnica riesco a catturare anche un pesce smaliziato, nascosto in un posto impossibile, dentro un no-kill. Mi serve la cultura per leggere, analizzare e riconoscere la situazione che sta attorno alla trota: la geometria del sito, la velocita’ e direzione delle correnti; l’esperienza mi dira’ quanto aspettare prima di effettuare il lancio giusto e qual e’ il lancio giusto per quel posto; la tecnica mi fornisce la capacita’ di fare il lancio giusto. Un solo lancio. Non mi basta saper solo lanciare bene per catturare le trote difficili; il lancio, ovvero la tecnica e’ la pistola, devo aggiungerci l’intelligenza, il saper leggere il fiume, conoscere le correnti, il resto delle cose che stanno nella TLT poi, rilasciato il pesce saro’ orgoglioso della cattura. Ne terro’ memoria per sempre. L’estetica della pesca a mosca per me e’ questo: un pesce smaliziato, condizioni al contorno difficili, la cattura e il rilascio!
E ti racconto un aneddoto di qualche anno fa del no-kill dell’Astico. Ci vado a pescare un giovedi’ sera, dopo il lavoro d’ufficio, in un punto un po’ isolato vedo una bella trota. Quel poco di schiusa che c’era si e’ gia’ esaurita e la trota e’ ferma, infilata tra due massi della sponda attenta a quello che capita fuori davanti alla tana, in effetti si accorge della mia presenza e si rintana piu’ profonda nel buco.
– Ci vediamo domenica!-
Domenica sono andato li’. Ho presidiato il posto, aspettato che uscisse sulla schiusa serale. Verso le 20 e’ uscita e ha cominciato a bollare. La osservo per 10 minuti, noto che bolla sistematicamente sugli insetti che scendono tra lei ed il sasso alla sua sinistra, in uno spazio di circa 8-10 cm. Tutto quel che passa alla sua destra viaggia senza essere degnato di attenzione. Solo le moschette che passano tra lei ed il sasso vengono colte. Ci vuole un lancio che faccia passare la mosca li’, non draghi, faccia passare la mosca prima del finale. Un curvo a sinistra per piazzare la mosca in un rettangolo lungo 50 cm e largo 10 sotto la sporgenza del masso. Due prove per assestare la lunghezza e poi il lancio buono. Ci sono riuscito! Lo so che messa cosi’ la storia appare piu’ raccontata che credibile. Ma e’ un fatto che mi capitato circa 10 anni fa. Me lo ricordo ancora, lo ricordero’ per sempre, ne ho altri ma mai come in quella occasione mi sono sentito spietato ed efficiente come un ninja. Ci ho messo tutto quel che sapevo: l’analisi del posto, la lettura delle correnti, la scelta del finale, la tecnica di lancio e una piccola dose di fortuna. La lotta non e’ stata un gran che, nei no-kill le trote sanno come funziona, quattro testate, un paio di corse e poi si lasciano slamare. Lei torna alla tana, io torno a casa soddisfatto! Ho catturato solo quella trota quella domenica.
Ah! La risposta alla domanda iniziale: e’ quasi banale, la velocita’ ti consente geometrie e traiettorie di lancio irrealizzabili con la tecnica tradizionale.