L’Aquila

L’AQUILA
di Roberto Pragliola
(pubblicato su Trote e Mosche)
Fra rocce aguzze come artigli, fra quella stenta vegetazione che sopravviveva infiltrandosi tenacemente in tutte le screpolature, sotto un sole che mi piombava dall’alto implacabile, mi guardai intorno attraverso due palpebre sottili come lame assaporando fremente quel paesaggio di spietata bellezza. Ero arrivato dove pochi osavano ed ero intenzionato a addentrarmi in quel budello quasi buio, perfino in pieno giorno, dove il torrente scompariva mescolato alla roccia e all’ignoto.
L’aquila mi apparve all’improvviso, tanto vicino che sentii l’aria fremere sotto la spinta delle sue potenti ali. Rimase un attimo immobile con le zampe che artigliavano l’aria, quasi consapevole di artigliare la sua stessa vita. Poi si sollevò per rimpicciolirsi in lontananza, come volesse frapporre una barriera agli occhi che non conoscono il bello e ai cuori che non sanno più gioire. Infine scomparve verso l’inferno di strapiombi, i picchi adunchi e le aride pietraie dell’orrido di Botri. Ora sapevo dove ci saremmo nuovamente incontrati.