Canna Molla o Canna Leva ?

CANNA MOLLA O CANNA LEVA ?.

Una diversa visuale dell’approccio legata all’evoluzione delle tecnica di lancio

dell’Ing. Giovanni Nese

La leva è una macchina semplice che trasforma un movimento.

La molla è un corpo elastico che trasforma un movimento in energia potenziale e la restituisce, dopo.

Ci sono tre generi di leve, caratterizzate dalle reciproche posizioni di fulcro, punto di forza  e reazione. Lo schema cui si assimila la nostra canna è  il terzo in cui il fulcro è sotto il punto di applicazione della forza.

Caratteristica basilare delle leve e parametro per valutarne l’efficienza è la rigidezza. Immaginate di usare una leva un po’ particolare come  uno schiaccianoci, se i bracci non fossero sufficientemente rigidi non riusciremmo a spaccare la nocciolina senza pizzicarci le dita. La leva ha anche come caratteristica la subitaneità, immediatezza, dell’azione.

Per comprendere il funzionamento di una molla si può pensare ad un ammortizzatore da automobile, se è rigido hai voglia a parlare di comfort di marcia. A differenza della leva la molla accumula energia e la restituisce in un tempo successivo, lavora in ritardo.

le canne   da pesca… molle o leve, più leve che molle? Vediamo che cosa ci serve per lanciare, quali implicazioni siano necessarie per effettuare un lancio.

La canna mi  servirebbe rigida per impostare la più corretta geometria di movimento:  la traiettoria dell’apicale potenzialmente rettilinea. Mi serve anche un po’ elastica altrimenti la immediatezza di reazione della  canna rigida mi impone una sequenza di movimenti  difficile da gestire dalla fisiologia del lanciatore e dalla catena cinematica costituita da spalla, braccio, polso e canna.

il  compromesso reale tra le due posizioni  è una delle buone canne attuali. Più è rigida più è difficile da usare ma messa nelle mani giuste fa cose spettacolari; più è elastica, molla, e qui giochiamo  un po’ anche sulla parola italiana intendendo molla come poco dura, poco rigida,  più  sarà semplice da usare, intuitiva, facile da gestire ad un lanciatore  ordinario. Come contropartita avrà dei limiti che difficilmente potranno essere superati anche se messa nelle mani di un lanciatore esperto. La personalità della canna molla-molla tende a prevalere, condizionare le abilità del lanciatore. In mani esperte una rigida, canna leva, fa quello che vuoi tu, in mani esperte una canna molla fa prevalentemente quello che vuole lei, non tutto.  Mentre nel primo caso la gestione è completamente affidata al lanciatore, nel secondo è il lanciatore che si deve adattare, adeguare alla canna, possiamo dire che la personalità prevalente è quella della canna.  “Personalità” è un termine comprensibile, intuitivo ma fuorviante. La parola giusta  non italiana è “timing” , quella italiana “frequenza propria di vibrazione” ha una terribile   reminiscenza delle teorie  di fisica che ha avuto ed avrà molto poca comprensione e seguito…

Una volta individuati quali siano i limiti fisiologici del lanciatore  trovare la canna che gli si adatta è relativamente facile. Con un patrimonio di attrezzi ormai secolare si riesce quasi sempre a trovare l’attrezzo più adatto che  può esaltarne le caratteristiche di lancio. Alla preistorica condizione elementare di lanciatore corto canna lunga si applicano altre condizioni in cui la canna può in gran parte supplire alle carenze tecniche del lanciatore. Ovvero ad esaltarne i pochi  pregi e smussarne gli innumerevoli difetti… un buon matrimonio insomma. L’intervento del maestro, dell’esperto di lancio, del  progettista di canne sta nel miscelare le due situazioni e nel trovare il compromesso che esalta il gesto tecnico e consente al lanciatore di evolvere una volta che siano state riconosciute-eliminate le carenze strutturali  dell’attrezzo e individuate le peculiarità del lanciatore.

Lasciamo da parte per ora la figura del lanciatore, bravo, che ha risolto il problema del capire che cosa può fare la canna e che cosa sa fare lui e torniamo a parlare di molle e leve.

Andiamo ad analizzare come si evolve la tecnologia. Da che il mondo è in movimento  tutto, o quasi, è progettato, realizzato,  in modo che ogni volta che si deve spostare un oggetto si faccia in modo che l’oggetto  sia leggero. Un oggetto  leggero consente di spostarlo in velocità.  La tecnologia aiuta   inventando sempre nuovi materiali e porta ad alleggerire gli oggetti da muovere.  C’è alla base un bilancio energetico: il principio di conservazione dell’energia; dove entrano i termini di massa e velocità. Se mantengo invariata l’energia applicata e diminuisco la massa posso spostare l’oggetto con maggior velocità.

Cerchiamo di rendere esplicito il concetto con due numeri semplici coerenti con la pesca . La velocità media di volo di una coda è circa 25 m/s il peso della coda di topo in un lancio medio circa 10 g, la massa  10/1000*9.81 = 0,0981 Newton,  l’energia totale immagazzinata

E=1/2*m*v*v2  = 1/2*0,0981*(25*25) = 30,65625[N*(m/s)2],

Con una canna che lancia la #6 mi porto dietro e metto in movimento circa 270g con una canna da #3 ne porto 220g. Risparmio relativo direte, ne guadagna la solidità! Vuoi mettere come è più sicura una #6 in caso di caduta. Si! E allora con questo criterio perché quando vai al supermercato a fare la spesa non ti metti in testa il casco? Dei 270 grammi quelli che si muovono in velocità sono: 18 di coda e circa 10 di cimino, dei 220: 10 sono della coda 8 del cimino, 10g in meno!

Mi rendo conto che le considerazioni sulla tecnica di lancio stiano prendendo il sopravvento su un aspetto leva-molla a cui si dovrebbe rivolgersi lo scritto ma non è possibile farne a meno.  Qualsiasi attività motoria che utilizzi  degli attrezzi  è   soggetta a condizionamenti.  Non riesco a separare il gesto dallo strumento, lo scopo dal mezzo per raggiungerlo e l’ottimizzazione dell’uso di  questo mezzo  non può prescindere dalla sua qualità e dalla tecnologia con cui è stato realizzato. Ma ancora tutto questo  non può far a meno dalla capacità dell’attore. Uno Stradivari in  mano a Salvatore Accardo   fa quello che un altro violinista  non sarebbe capace di ottenere. Solo Accardo con un violino da tzigano   può ottenere qualche cosa di  buono ma sono certo che lo strumento verrebbe restituito velocemente.

Quindi è un problema di qualità della canna, di standard produttivi e qualità dei materiali, magari elencati in ordine inverso,  ma anche di “manico”, capacità dell’attore. E da questa, dalla sua tecnica, non si può prescindere.

Torniamo ad analizzare il movimento della canna. La canna molla  agevola il gesto del lancio perché lavora sulla risonanza. Ricordate come funziona l’altalena? Una volta avviata  bastano minuscoli spostamenti di peso, piccoli impulsi, per mantenerla in movimento. Per una canna molla avviene la stessa cosa; metto in movimento il sistema canna-coda e cerco di far coincidere le  fasi di spinta con la vibrazione propria di base del fusto,  con un piccolo impulso, in fase,  coerente  con l’oscillazione del fusto  lancio la coda. Come per l’altalena il periodo in cui posso applicare l’impulso è abbastanza lungo, posso permettermi di anticiparlo o “dormirci un po’ su” tanto l’inerzia e la flessibilità del “sistema canna molla” ammortizza e ridistribuisce l’impulso  in un tempo dilatato: incamera energia  e la restituisce.  Con la canna leva  non posso fare altrettanto, sono obbligato, oltre a gestire in maniera precisa la  geometria del movimento, anche ad “azzeccare” il momento giusto in cui applicare l’impulso e “graduare” la spinta, altrimenti il sistema non funziona.

La molla incamera e restituisce energia in tempi dilatati. È una buona cosa  perché si ha a disposizione un tempo di azione più lungo e si può ovviare a carenze di tecnica e di fisiologia, (intese come imprecisioni del gesto di lancio) ma come l’altalena flessibile, quella fatta con la fune,   raggiunta la massima ampiezza di oscillazione perde efficacia: saliti  oltre la linea orizzontale  la ripresa del movimento inizia con una caduta verticale che impedisce ogni ulteriore accelerazione… così per la canna molla ogni ulteriore aumento della spinta provoca una flessione parassita che non si trasforma in un aumento di velocità  ma fa nascere delle oscillazioni fuori della frequenza base propria dell’attrezzo che non sono assolutamente utili al lancio, anzi ne riducono l’efficacia. (il tailing loop è il più noto; lo butto lì ed è solo uno dei problemi,  deriva dall’innesco del 2° modo di vibrare dell’attrezzo conseguenza di una accelerazione mal applicata)

Mettiamoci nei panni  del  progettista di canne, o di altalene? Il concetto da capire è probabilmente lo stesso. Come può fare per fare in modo che la canna  sia facile anche per  un  neofita.

ha alcuni parametri da mettere in gioco: il materiale della canna, la progettazione, e … l’esperienza. Ovvero analizzata la situazione media in cui opera mediamente il lanciatore bisogna  cercare di mettere in atto quegli accorgimenti che rendano le cose facili. La canna mi serve per pescare:  comincio col  scegliere una canna lunga, è più facile da usare e più è lunga meno necessita di lancio e di tecnica, deposito la mosca poco oltre la lunghezza della canna e della coda;  morbida perché contrasta meglio il pesce e mi aiuta a stancarlo velocemente. A questo punto scelgo il materiale migliore per renderla più leggera il possibile ed il gioco è fatto. Se con un attrezzo del genere voglio anche lanciare lungo e  fare distanza, attaccare al finale moschini del 24 e ninfoni da 1 g devo progettarla almeno per una coda #5 giocoforza il tutto va fatto funzionare con il primo modo di vibrare, la frequenza fondamentale e non ho altre scelte. Messi assieme i concetti base  non si può sbagliare ma da lì non ci si muove.  Anche se la canna flette parecchio in fase di lancio la lunghezza sopperisce alle imprecisioni del gesto  e si  riesce a far lanciare anche il neofita.

Mentre per la canna molla è più facile lanciare code relativamente pesanti e si usa anche la massa della coda per governare il timing, per la canna leva è importantissimo che tutte le masse siano piccole,  è importante che la sua massa, quella del fusto della canna, non influenzi la flessione,  l’inerzia deve deformare poco l’attrezzo in fase di accelerazione, la stessa cosa vale  per la coda che  tanto è più leggera, tanto meno è dotata di inerzia  e tanto meno influenza il timing e deforma la canna. Tutto questo ha come risultato finale un incremento di velocità (qui si ha una piccola massa ed una velocità più alta ma si mantiene invariato il livello di energia). Che è il concetto  da cui si è partiti  che abbiamo poco sottolineato, fatto trapelare qua e là  ed è dove volevamo arrivare. È giocoforza che il materiale della canna “leva” debba essere della qualità migliore, ovvero il più leggero e con le migliori caratteristiche meccaniche! Poche concessioni all’estetica, tutto deve essere finalizzato all’ottenimento di un attrezzo leggero.

Mettiamoci nella pelle di un lanciatore esperto. Che cosa posso fare, che cosa voglio ottenere? “il giro della morte con l’altalena”. Allora escludo subito l’altalena flessibile a funi, so che il suo limite è dato dal raggiungimento  dell’orizzontalità. Oltre questo la fune perde tensione e invece che accelerare il movimento  precipita per un tratto e rimbalza in direzione approssimativa, inefficace, per l’aumento di velocità, in una   altalena a bracci rigidi invece diventa attivo, propulsivo, il  movimento in ogni posizione, anche quello sopra la linea orizzontale e  con qualche tentativo si riesce a fare il fatidico giro.  Mandiamo a pesca il lanciatore esperto. Che attrezzo sceglierà. Una canna  facile  e lenta per una coda relativamente pesante o una veloce che lancia una coda leggera. Se fa  delle ipotesi ottimistiche  sulle condizioni climatiche e meteo della giornata di pesca probabilmente il suo orientamento sarà il secondo. Perché  con una coda veloce riesce ad ottenere un loop molto piccolo ed una traiettoria angolata, questo vuol dire che può  infilare la mosca in un buco sotto le frasche dove si rifugiano i pesci e dove con un lancio lento  non  potrebbe arrivare in alcun modo.  Anche se andasse a pescare nelle piane dove è più facile lanciare ma quasi mai produttivo, se ci pescano in molti  i pesci sono allarmati ed attenti ad ogni minimo disturbo esterno, una coda leggera e un lancio lungo divengono necessari, irrinunciabili, ovvero: ancora tecnologia e tecnica.

E nelle braghe di un neofita? Che poi, alla fine, deve solo comperare una canna? I personaggi visti sopra  e chi scrive diranno in coro: comprati tutte le canne che puoi, di lunghezza ed azione  diversa, provane tante,  cerca  quella che ti piace di più,  usale con discernimento in funzione di dove andrai a pescare e cerca continuamente quella che ti pare più adatta.

“Bel discorso” dirà allora il neofita “invece di una risposta mi tocca una grana; ma non potrebbe essere un esperto che mi indirizza senza farmi perdere tempo e denaro?” Certo! Ma per farlo l’esperto deve vederti lanciare, rendersi conto di come ti muovi e delle tue motivazioni. Anche la psicologia va ad incidere in questa scelta. E solo dopo potrà darti delle indicazioni, una direzione di sviluppo.

“Ma sarà una canna molla o una canna leva?”

“Non si intuisce la risposta in quanto scritto sopra? Saranno alcune canne  molla! Alla canna leva  arriverai da solo quando la tua tecnica di lancio si sarà evoluta e potrai  capire dove usarla, come ed il perché sei arrivato a sceglierla”.

Conclusione:

Il quesito posto: <leva o molla?> non è stato risolto, non trova  qui una risposta precisa, inequivoca. Il condizionamento della tecnica di lancio è diventato  prevalente nella scelta e  quest’ultimo è legato alle condizioni in cui si esercita la pesca. Le grandi piane popolate  di temoli  e trote non esistono più, se sono popolate i pesci conoscono i cataloghi delle mosche e l’elenco  degli iscritti al  club gestore dell’area. Se non ci resta che pescare nei posti difficili la soluzione è rappresentata da un attenta, intelligente, strategia di pesca e da  una buona tecnica di lancio e questa,  a mio giudizio, è sposata ad una canna “leva”.