STEFANO ALESSANDRI
La pesca lo ha rapito fina da piccolo, quando munito di una canna fissa un paio di vermi trovati nelle concimaie, trascorreva le sue giornate catturando i piccoli sarcoli e le occasionali trote fario nei ruscelli della montagna fiorentina. D’estate, durante le vacanze, si cimentava nell’esplorazione dei torrenti casentinesi in compagnia del padre e dello zio. Il primo scooter a 15 anni gli consente di allargare il raggio di pesca e si cimenta nelle più svariate tecniche, dalla pesca al tocco, allo spinning ed al ledgering. A 17 anni, frequenta quasi per caso un corso di pesca a mosca organizzato dal Mosca Club Valdisieve. Il maestro è Roberto Pragliola. Da quel giorno, ripone in un angolo le altre attrezzature e si cimenta esclusivamente con la mosca, insidiando i cavedani in Arno e nella Sieve.
Dopo un lungo periodo di stop per motivi di lavoro, tre anni fa riprende a lanciare, prediligendo i torrenti appenninici ed effettuando saltuarie uscite al temolo.
Il contatto con i fiumi ed i pescatori a mosca dopo lungo tempo lo lasciano interdetto. Le condizioni ambientali dei corsi d’acqua sono incredibilmente peggiorate. Anche tra i pescatori a mosca che incontra sul fiume stenta a ritrovare quella armonia e quel rispetto per il pesce e per l’acqua che li circonda. Ha piuttosto la sensazione di assistere a frenetiche competizioni incentrate sulla cattura ad ogni costo con qualunque mezzo disponibile.
Cerca caparbiamente il suo Maestro di 20 anni prima ed entra nella Accademia Italiana di pesca a mosca per condividere il proprio tempo e la propria passione e per tentare, intimamente, di preservare quella visione romantica che non trova più lungo i corsi d’acqua.

