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Che cosa misera è la pesca se non si sa elevare sopra la cattura
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Scriveva Theodor Gordon:“ E’ il costante o incostante cambiamento, l’infinita varietà nella pesca con la mosca che ci trattiene così fortemente….”
Forse non è possibile spiegare meglio di come ha fatto Gordon nel suo scritto , la natura della passione che proviamo nel praticare la pesca con la mosca artificiale e l’attrazione che essa esercita su di noi anche nel tempo trascorso lontano dal fiume.
Forse l’unico altro modo per cercare spiegazioni non può prescindere da un’analisi delle modalità con cui questa “disciplina” tende a strutturarsi come aspettativa psichica, ma forse la spiegazione attiene, più semplicemente, alla bellezza che è del fiume ed ai momenti “magici” che in esso ci è concesso di vivere attraverso le emozioni …. e allora anche una poesia può essere un tentativo per capire  ……. e una diversa visuale.

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IL TEMPO E IL FIUME (come per Borges)

“Guardare il fiume che è di tempo e acqua
e pensare che il tempo è un altro fiume,
sapere che ci  perdiamo come il fiume
e che i volti passano come l’acqua”

Pensare al mio fiume che è di tempo ed acqua
vivere sognando sul fiume nuovo tempo
e sapere che lontano il tempo e solo attesa

Sentire finalmente sul corpo il fluire
Sollevare, volteggiare, fendere, angolare
Scandire il tempo aspirando a bellezza … e perfezione

Posare infine l’artificio che è apparenza
e nell’attimo misurato da un riflesso e da un’ombra
capire che l’uomo, il fiume e  il tempo  … sono una cosa sola

Lei sale, abbocca, come nel sogno ricorrente
e nell’attimo, fra luce e ombra, dove il tempo incontra il sogno
trovare se stessi nel  “fiume interminabile, che passa e resta”.


Roberto Picchiarati