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-Tanto più aumenta la distanza quanto più si riducono le dinamiche (lanci) fattibili, il loro contenuto tecnico e, dunque, la loro efficacia. Esiste perciò uno spazio (distanza medio corta) entro il quale il sistema si esprime ai massimi livelli, uno spazio tecnico laddove è possibile eseguire una gamma di manovre elevata e diversificata, nonché unaltra estensione (lancio lungo) in cui grosso modo accade il contrario.
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La radice dei lanci
Le tecniche usuali rappresentano una parte delle espressioni dinamiche di questo sistema di pesca, la TLT la totalità.
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-Non è realistico pretendere di risolvere i problemi della pesca senza un adeguato numero di lanci specifici. La TLT ne possiede un numero capace di far fronte alle più disparate situazioni. Tuttavia quelle stesse manovre, senza un adeguato sostegno del finale, e prima ancora senza l’apporto di una tecnica specifica (TLT) non sono quasi mai risolutive.
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Tutti i lanci derivano da un numero limitato di radici:
1) parallela;
2) angolata;
3) ondulata;
4) ruotata.
Ogni radice possiede una dinamica specifica dalla quale dipendono la sua velocità, la distanza entro la quale può agire e, più in generale, i suoi risultati.
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-La traiettoria angolata è la soluzione dinamica di quasi tutti i problemi della pesca, quella che fornisce gli strumenti per costruire una vastissima gamma di presentazioni. Il lancio Angolato delinea il confine che separa le manovre che vertono sulle code Ruotate, Ondulate, ecc, da quelle che si esprimono per linee Parallele. Divide anche le dinamiche ad altissimo contenuto tecnico dalle più povere. Infine, il lancio Angolato è la barriera che separa le traiettorie che è possibile finalizzare alle esigenze della pesca dalle altre. -
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-L’unica eccezione è il Radente, un lancio di altissima levatura tecnica, ma la cui dinamica si presta solo in piccola parte ad essere sfruttata alle esigenze della pesca. Oltre la traiettoria Parallela non cè che la Doppia Trazione: la manovra finalizzata alla grande distanza. La distanza determina pertanto lo spazio tecnico entro il quale ogni radice può esprimersi e, al tempo stesso, il limite che separa le traiettorie lineari dalle altre più complesse. Qualsiasi traiettoria è influenzata da diversi fattori, ma tutte dalla distanza.
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I Curvi
Il peso, il peccato originale della mosca
C’e un solo giudice che può stabilire la validità di una manovra: l’acqua. E il nemico dell’acqua è il peso. Il peso della coda. Per questo, senza il supporto fondamentale del finale, però un finale concepito e usato in un certo modo (TLT), anche i lanci, qualsivoglia lancio, è una pallottola a salve.
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Il ruolo dell’abilità
Peccato
-Tutti i pescatori concordano sull’importanza dell’abilità. Basti pensare alla posa e alla presentazione dell’artificiale. E allora l’interrogativo è questo: quale ruolo può svolgere l’abilità, e in cosa consiste, se si abbandona l’artificiale a se stesso nell’aria in balia della sorte? Che differenza di risultati può esserci fra un esperto e un novellino, giacché ambedue proiettano la coda nello stesso modo, coda finale e mosca calano verso la superficie del tutto simili, si depositano ambedue in acqua dall’identica altezza, quindi posano la mosca nella stessa maniera? Entrambe le dinamiche sono eguali e identici sono perciò anche i risultati. In base a quali criteri si può sostenere che la posa e la presentazione dell’esperto siano migliori di quello del principiante? Cambia l’esperienza di pesca e la scelta della mosca, naturalmente, perché fra il novellino e l’esperto c’è un baratro. Varia il moto della coda in aria, perché una è fluida e l’altra impacciata. Ma è tutto, e non potrebbe essere diversamente. Sarebbe questa l’osannata posa e presentazione per la quale sarebbero necessari anni di pratica? Consisterebbe in ciò quell’abilità di lancio di cui tanti pescatori menano vanto? Sarebbe questa la fonte di tante catture come si sosteneva a suo tempo ma anche oggi ?
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-Qual è, dunque, il ruolo che l’abilità svolge nel lancio tradizionale? Come metterla in risalto? Cosa fare affinché dia i frutti che anni e anni di esperienza vorrebbero. Purtroppo queste tecniche non concedono spazio all’abilità, alla fantasia e, oserei dire, nemmeno all’intelligenza. Ci sono pescatori capaci di intuire da come una trota si muove o dal posto di caccia scelto, il tipo di presentazione più indicato per attaccarla. Peccato che questi bravi pescatori siano costretti ad attaccare questi pesci tutti nello stesso modo. Oppure a rinunciare a troppe occasioni perché la loro tecnica non gli offre gli strumenti idonei. Ci sono altri che maneggiano una canna con perizia, ma la loro abilità è mortificata dalla loro tecnica. Il lancio non è uno strumento primitivo che emette un unico suono (la sola traiettoria Parallela o poco altro), ma un’orchestra dalle mille tonalità. Una canna non è un fondo di bicchiere dalle flaccide luminescenze. E un diamante. Esplode lucentezza. Emana iridescenze sottili. Peccato che questi bravi lanciatori siano costretti ad usarla in modo monocorde. Peccato che questi valenti pescatori e lanciatori, ognuno per la loro parte, vedano la propria abilità compromessa, talvolta perfino umiliata, dalla loro tecnica di lancio.
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-Non v’è dubbio che si può pescare egualmente anche lanciando nella maniera tradizionale. Se ci si accontenta, va bene anche cosi. Così com’è evidente che esistono acque che necessitano di pochi lanci. Addirittura di poche presentazioni. Da qui, per taluni, per coloro che coltivano la mediocrità, la parziale importanza del lancio. Ma quante occasioni perse! Quante soddisfazioni gettate al vento! Quanta bellezza perduta! Peccato! Peccato coltivare solo la molle e ripetitiva distensione della coda mossa solamente in avanti e all’indietro. Precludersi nuove emozioni, vietarsi gli infiniti orizzonti del nuovo. Esiste umiliazione peggiore di ritrovarsi vecchi e scoprire che non abbiamo fatto altro che ripetere gli stessi gesti. E poi si dice che la pesca con la mosca è unarte. Ma quale arte ci può essere in questa ripetitività. L’arte è inventiva. Fantasia. Tutte cose che non hanno nulla a che spartire con una coda e un finale che si depositano sempre nello stesso modo, di una mosca che si posa in acqua sempre dalla stessa altezza e nella stessa maniera. Questa non è arte ma piuttosto un tetro, noioso, perfino burocratico lavoro impiegatizio.
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-Al contrario la TLT esalta l’abilità. Al tempo stesso, nella sua spietata oggettività, è impietosa verso la mediocrità. E mai mediocrità lo è in maniera così evidente e, al tempo stesso, mai l’abilità può essere ammirata in tutta la sua sfolgorante bellezza, come accade con questa tecnica. La TLT non conosce momento della vita nel quale melanconicamente rattristarsi. Ne esiste giorno in cui il passato e il presente si confondano perché rappresentano lo stesso gesto ripetuto all’infinito: tutti così eguali e tutti egualmente malinconici. Per l’abilità che si esprime con code proiettate ad altissima velocità non ci sono né traguardi né limiti, ma piuttosto una serie ininterrotta di picchi, ognuno più arduo dell’altro, e tanti altri ancora da scoprire e da conquistare. Al tempo stesso, le menti e gli animi di coloro che non si accontentano, non più impantanate nelle molli e tediose proiezioni parallele, possono finalmente cavalcare le sconfinate praterie della fantasia, le esaltanti emozioni dell’avventura infinita.

