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Il mondo della TLT
Se il mondo è globale, il pensiero non può restare eguale e tantomeno unico.
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-La leggerezza (del peso adoperato) più la velocità (del peso proiettato) sono i due elementi che hanno contribuito a rendere l’impiego dell’attrezzatura leggera una realtà e non solo un’ipotesi. Competitiva con quella relativamente pesante, in grado addirittura di sostituirla, dando finalmente al pescatore la possibilità di usufruire della sua maggiore efficacia. Non a caso la TLT possiede un gran patrimonio di pose e presentazioni dall’efficacia micidiale, in gran parte ignoto alle tecniche usuali. Con la TLT viene a decadere anche l’unico motivo che giustifichi luso di una coda pesante. Anzi, viene meno la ragione per la quale il peso (una certa quantità) è sempre stato ritenuto indispensabile. Per la prima volta una canna, adatta alle code leggere, è finalmente in grado sia di lanciare che di domare grosse prede, riuscendo a fare entrambe le cose con micidiale efficienza.
-Che la TLT proietti code leggere non deve meravigliare, casomai stupisce il contrario. E difatti sorprendente che per coprire una distanza modesta qual è il normale lancio da pesca, le tecniche usuali debbano ricorrere a code così pesanti. Quando si sente parlare di pesi del numero tre si è immediatamente portati a pensare a code in balia del primo alito di vento, distanze irrisorie, code flosce, loop molli, incapacità di proiettare artificiali oltre una determinata taglia, difficoltà nel tenere un pesce in canna, insomma il contrario di un’attrezzatura efficiente. Sostenere l’opposto può quindi suscitare perplessità, forse addirittura incredulità. Dubbi legittimi, naturalmente, ma che hanno il torto di riferirsi ad un lancio eseguito con l’attrezzatura tradizionale, quindi ad una canna esile che muove la coda in maniera lenta e molle e non ad un attrezzo rapido che la proietta tesa e velocissima come avviene con la TLT.
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La TLT è un modo nuovo e diverso di intendere una canna, il lancio e la stessa pesca. E infatti diverso:
1) il lancio, un’espressione dinamica complessa e raffinata;
2) la concezione della canna, trasformata da una molla in una leva;
3) il modo di intendere il finale, cui è stato affidato un compito specifico;
4) la finalizzazione del lancio agli intenti della pesca;
5) lo stesso shoot che, al contrario di quanto accade normalmente, nella TLT svolge un ruolo fondamentale.
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Queste peculiarità sono possibili per prima cosa grazie alla velocità di lancio della TLT, superiore a quella delle tecniche usuali. La velocità crea tensione e quest’ultima, oltre a permettere luso di code leggere, consente il controllo della coda e le traiettorie: il solo elemento che garantisce precisione, qualità della posa della mosca, sua presentazione, silenziosità di deposizione in acqua della coda e del finale.
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La TLT: evoluzione naturale del sistema mosca
Ciò che è naturale è più funzionale.

-Tutti sappiamo in cosa consiste levoluzione, ma se alludiamo alla pesca con la mosca, non è escluso che la cosa debba essere altrettanto scontata. E allora, chi meglio della Natura, l’origine del tutto, può rispondere al nostro quesito. Prima, però, a scanso di equivoci, vediamo cosa intende la Natura per evoluzione.
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A cosa corrisponde levoluzione in Natura
-Tutti sappiamo in cosa consiste levoluzione, ma se alludiamo alla pesca con la mosca, non è escluso che la cosa debba essere altrettanto scontata. E allora, chi meglio della Natura, lorigine del tutto, può rispondere al nostro quesito. Prima, però, vediamo in estrema sintesi i passaggi del processo evolutivo in Natura.
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Essenzialità:
E’ notorio che in Natura non esistono sprechi né cose superflue, solo essenzialità.
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Funzionalità:
A sua volta l’essenzialità è la premessa necessaria per riuscire a conferire la massima funzionalità ad ogni azione.
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Risparmio energetico:
Essenzialità e funzionalità comportano un minor spreco di energie, quindi, un risparmio energetico.
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Massima efficacia con il minor impiego di energia:
In Natura, dunque, ogni processo evolutivo è direttamente o indirettamente legato allassioma della massima efficacia ottenuta con il minor impiego di energia. Tutto ciò che non si identifica con questo principio basilare non è evoluzione.
A cosa corrisponde levoluzione nel sistema mosca.
Detto del primordiale concetto di evoluzione in Natura, vediamo se é possibile applicare i suoi principi alla pesca con la mosca artificiale.
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Naturalezza:
Per le sue peculiarità la TLT può essere definita naturale. E infatti più efficace, quindi dinamicamente più funzionale, sia un moto (il lancio di per sé) molto ampio (quasi 180 gradi), piuttosto che quello breve (meno della metà) usuale alle tecniche tradizionali, sia un movimento unico (no-stop) anziché il contrario. Non a caso i due stop delle tecniche usuali, questi bruschi arresti che spaccano un percorso della mano già di per sé limitato, paiono delle forzature, delle imposizioni di dubbia efficacia. Molto più naturale il moto ampio e armonico della TLT.
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Essenzialità eguale funzionalità:
Non vi è dubbio che la TLT sia essenziale. Lo è, per esempio, per avere ridotto al minimo indispensabile il numero degli attrezzi da usare, per aver sostituito le canne lunghe con quelle corte e per limitare il peso proiettato alla sua effettiva utilità, dunque usandone solo la quantità strettamente necessaria. Utilizzare la quantità di peso necessaria è fondamentale. Non fosse altro perché la rimanente parte è uninutile zavorra. Usare un surplus di peso è anche la dimostrazione che se ne ignora la quantità effettivamente occorrente. In due parole il lancio tradizionale non è guidato da una logica basata sulla essenzialità, difatti usa il peso in maniera indiscriminata. C’è una grande differenza di peso, quindi di maneggevolezza, e perciò di risultati, fra unattrezzatura costituita da una canna di sette piedi e mezzo o poco più, che proietta una coda del numero tre, e una tradizionale di otto o nove piedi che lancia un peso numero cinque o sei. Il peso (canna + coda) è il peggior nemico della maneggevolezza. Peso, maneggevolezza e risultati, sono perciò elementi essenziali e inscindibili. Nella TLT, dunque, essenzialità e funzionalità sono naturalmente coniugate.
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Risparmio energetico:
Come abbiamo visto, in Natura, essenzialità e funzionalità equivalgono ad un minor spreco di energie. La TLT è fonte di notevole di risparmio di forze. Non solo perché riesce ad ottenere con attrezzi più leggeri quello che altre tecniche conseguono con unattrezzatura assai più pesante e faticosa, ma anche perché è capace di utilizzare qualsiasi attrezzo con un peso nettamente inferiore rispetto a quello dato dalla casa costruttrice: merito della grande elasticità della sua dinamica.
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Massima efficacia con il minor impiego di energia
Pertanto, se è vero che la TLT è la tecnica di lancio con minor spreco di energie, considerato che – come detto in precedenza –  ogni processo evolutivo in Natura è legato ad un risparmio energetico, si può legittimamente affermare che la TLT può essere considerata levoluzione naturale del sistema mosca.
Tutto ciò che non si identifica con il principio delleffettiva utilità delle cose, di ciò che è indispensabile, è uno spreco. Una sovrastruttura di solito dovuta allortodossia. Al conformismo. Luomo è un campione al riguardo.
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Dinamica fine a se stessa e dinamica finalizzata
Elasticità dinamica, la peculiarità che consente alla TLT di plasmare il lancio alle esigenze della pesca
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-Le tecniche di lancio tradizionali proiettano la coda per linee parallele rispetto al piano dell’acqua, una manovra che abbandona nell’aria coda, finale e mosca. Quale il fine di una coda proiettata in tal modo, neanche il destino di quell’artificiale al quale abbiamo dedicato tante cure, talvolta delle attenzioni addirittura maniacali, non dipendesse proprio da questa proiezione. Quale collegamento c’è fra questa traiettoria e gli intenti della pesca, dato che in tal caso la coda agisce su un piano mentre, posa della mosca, silenziosità di deposizione in acqua della coda e del finale, precisione, dragaggio, insomma quel complesso di cause che sono allorigine di una cattura, si svolgono in un piano differente.
-Per le tecniche usuali la dinamica del lancio è perciò fine a se stessa. Non ha uno scopo. Difatti non esiste nessuna manovra specifica per darci la precisione, la posa migliore, la prestazione più efficace, la deposizione della coda in acqua più silenziosa. Ma non ci fornisce nessun mezzo neanche per vincere il vento, entrare nei varchi sotto la vegetazione e via elencando.
Per capire la differenza esistente fra dinamica fine a se stessa e dinamica finalizzata agli intenti della pesca (TLT), facciamo qualche esempio. Vediamo come il lancio tradizionale affronta due aspetti fondamentali della pesca: precisione e silenziosità di distensione in acqua della coda e del finale.
-Incominciamo dalla prima. Quali soluzioni ci offre la dinamica del lancio tradizionale per essere precisi? Nessuna. Difatti questa tecnica non prevede nullaltro che la solita proiezione della coda per vie parallele. Questa traiettoria non consente di puntare (mirare) direttamente sul bersaglio, ma costringe il pescatore a trasferire l’obiettivo (la bollata) dall’acqua (il piano in cui si sviluppa lazione di pesca) in aria (il piano ove si sviluppa lazione di lancio), focalizzando il bersaglio in un vago punto dello spazio. E un po come se sparassimo con un fucile su un bersaglio non mirando direttamente su questi, ma cercando di colpirlo calcolando la parabola del proiettile.
-In conclusione, se il movimento di un corpo dipende dalla dinamica che lo determina, allora ogni variante della dinamica comporta un risultato differente. Una volta costatato che esiste la possibilità di determinare l’esito del nostro lancio, perché non usufruirne appieno? Ovvero, far sì che qualità della posa dell’artificiale, precisione, silenziosità di deposizione in acqua della coda, del finale, insomma, tutti o quasi i problemi della pesca siano causati proprio dalla maniera con cui si proiettata la coda.
-Una dinamica fine a se stessa (traiettoria Parallela), non può incidere sul risultato di un lancio. Di conseguenza quest’ultimo è per prima cosa casuale e in secondo luogo approssimativo. Viceversa quando la si finalizza, cause ed effetti sono rigorosamente dipendenti e il risultato da casuale e approssimativo si trasforma in specifico e mirato. Asservire il lancio alle esigenze della pesca è quindi l’unico modo per fa sì che le cose si determinano e non accadono, affinché il pescatore possa essere l’artefice del risultato.
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La velocità
Il passato è depositario solo della verità del suo tempo.
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-La velocità è sempre stata la bestia nera della mosca. Al punto da essere considerata un nemico. Al contrario, per la TLT, la velocità è il migliore degli alleati. Non a caso è quella che consente le traiettorie dandoci la possibilità di una grande varietà di pose e presentazioni dellartificiale.
-La velocità è valutata nei modi più controversi. E infatti misterioso il motivo per cui le caratteristiche dei materiali con cui sono costruite le canne (per esempio lalto modulo che conferisce leggerezza, resistenza, rapidità) sono viste di buon occhio, mentre l’azione della canna, (canna rapida), la si valuta negativamente. Resta anche da capire il motivo per cui l’impiego di un attrezzo veloce è sinonimo di abilità di lancio, mentre questo stesso attrezzo, preso a se stante, è criticato. Ancora più arduo è comprendere il collegamento esistente fra inesperienza e velocità di lancio, giacché sia il principiante che l’esperto abbandonano la coda a se stessa nell’aria.
-Lo stesso vale per le code. Quando sono costruite con materiali e profili che esaltano la velocità sono viste di buon occhio, ma se si proiettano di conseguenza, dunque velocemente, allora non è più così. Identico discorso per i finali.
La velocità, dunque, è considerata al tempo stesso deleteria e il suo contrario.
-L’origine di questa babele, dove pare che tutti abbiano ragione e tutti torto, o ragione o torto a seconda dei punti di vista più eterogenei, in ogni caso poco razionali, non è affatto l’equivalente della ricerca del classico ago nel pagliaio. Perché se la velocità è osteggiata e al tempo stesso i materiali veloci (alto modulo, code veloci, eccetera) sono ben visti, è evidente che il problema non è dato dall’oggetto di per se ma dal suo uso. E manifesto che laddove vi siano delle carenze nella conoscenza della dinamica del lancio dette contraddizioni non possono che proliferare. Il tutto si riduce, quindi, ad un problema di conoscenza. Cosa centra la tecnica.
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La filosofia della TLT
Se è vero che i dettagli creano confusione, è altrettanto vero che la capacità di mettere assieme i dettagli da origine alla conoscenza.
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La filosofia della TLT ha origine dall’ordine stabilito dalla Natura. Sintetizziamola.
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Il perno
Il presupposto su cui essa verte, la base dalla quale trae origine l’ordine sistematico del ragionamento (il perno), è questo: se il movimento di un corpo dipende dalle cause che lo determinano, e ogni variante della causa comporta un differente risultato, allora è evidente che la mosca è un sistema di pesca dinamico. E quindi la dinamica del lancio, la chiave che consente di risolvere nella maniera migliore possibile i problemi (posa, presentazione, eccetera) connessi con il suo esercizio. E da questa fondamentale constatazione che si diramano i fondamentali del ragionamento, il perno intorno a cui ruota l’ingranaggio.
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L’ingranaggio
Scelta della mosca a parte, questo sistema di pesca fa leva su due punti fondamentali:
- Le esigenze del pesce (nei confronti del comportamento dellesca in acqua);
- Le costrizioni ambientali (nei confronti del lancio rispetto allambiente in genere).
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-Il risultato della nostra azione (pesca) è condizionato dal modo con cui si intende affrontarli.
Affinché il nostro artificiale possa essere accettato dal pesce, occorreranno: silenziosità di distensione in acqua della coda e del finale, presentazione appropriata, precisione, ecc. Queste sono quelle che possono essere definite le esigenze del pesce nei confronti dell’esca.
-A tutto ciò si aggiungono le costrizioni dell’ambiente, diverse a seconda delle situazioni: fiumi grandi o piccoli, spogli o coperti di vegetazione, acque piatte e mosse, veloci o turbolente e tutto il resto che ben conosciamo. Ovvero la capacità da parte nostra di risolvere i mille problemi in grado di incidere in maniera determinante sul risultato della nostra azione.
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Conclusioni
- Una volta stabiliti i capisaldi dai quali ha origine il ragionamento TLT, tutte le successive scelte sono conseguenti:
1) le esigenze del pesce e le costrizioni ambientali possono essere risolte nella maniera migliore possibile finalizzando la dinamica del lancio a queste necessità. Dunque conferendo al lancio questo ruolo specifico;
2) il lancio può assolvere questo compito a condizione di possedere gli strumenti idonei: le traiettorie. Prima fra tutte quella Angolata, la soluzione dinamica di quasi tutti i problemi della pesca, quella che consente di spostare dall’aria all’acqua l’efficacia del nostro lancio e che ci da la possibilità di costruire una vastissima gamma di pose e presentazioni. L’unica o quasi dai risultati mirati;
3) per tracciare tutte le traiettorie è necessario proiettare la coda in qualunque sua forma e velocità. Quindi, lanci eseguiti ad altissima velocità (quelli che vertono sulle traiettorie Angolate e Parallele), quelli lentissimi (Rallentati), più gli altri (velocità intermedie) che scaturiscono dalle traiettorie Ruotate e Ondulate;
4) questa gamma di traiettorie (e conseguenti velocità) sono possibili a condizione che gli strumenti a disposizione (canna + coda) siano maneggevoli, quindi leggeri;
5) una coda leggera può essere proiettata con efficacia a patto di usare una dinamica di lancio specifica.
Una volta stabilito che la dinamica del lancio è in grado di risolvere tutti o quasi i problemi connessi con lesercizio della pesca ne consegue che è la stessa dinamica del lancio che stabilisce:
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A. Come proiettare la coda nel modo più efficace.
B. Quale lo strumento più idoneo per compiere questa operazione.
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-Il primo aspetto necessita di una dinamica del lancio in grado di smistare (in parte) e sostituire (in percentuale maggiore) l’energia intrinseca della canna da quest’ultima al pescatore, in modo che la parte svolta autonomamente dall’attrezzo (canna-molla) venga quasi completamente sostituita dal lavoro fatto dall’uomo (tecnica di lancio).
-Il secondo argomento è strettamente legato alla della dinamica del lancio. Il che equivale a dire che non si può progettare una canna partendo da un’azione specifica comunque concepita, a prescindere, come pare facciano le tecniche tradizionali, ma proprio da come deve essere proiettata la coda (tecnica di lancio), dato che è da quest’ultima che dipende l’esito della nostra azione di pesca. Il risultato è uno strumento (canna-leva) plasmato dal lancio. Addirittura ideato dal lancio, così come il vento disegna la carrozzeria di un’auto da corsa. Uno strumento, dunque, studiato appositamente per rispondere alle esigenze della pesca e perciò al servizio del pescatore. Questo è quanto scaturisce dall’ordine naturale delle cose. Dal loro senso. Lancio, attrezzo e pesca sono tuttuno, non possono essere intesi a se stanti.
-E il ruolo della mosca? Importante, ben inteso, però a condizione di non considerarla la origine prima e unica della cattura. Infine il pescatore. Se costui vuole ottenere risultati, i migliori risultati possibili, non ha scelte: deve necessariamente adattarsi sia alle costrizioni dell’ambiente che alle esigenze del pesce e a tutto il resto che ne consegue. La TLT non colloca il pescatore (e le sue esigenze o preferenze) al centro di tutto come è sempre successo.
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Il peso: il nemico della velocità e della tensione
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-Quando si lancia per sole linee parallele, il peso incide abbastanza poco sul risultato, casomai influisce sulla stanchezza oltre un certo numero di ore di pesca. Ma se si utilizzano tutte le espressioni della dinamica nella sua vasta gamma di traiettorie e di velocità, un attrezzo di otto piedi e mezzo che lancia una coda del numero cinque per esempio, si trasforma in uno strumento così poco maneggevole da doverlo subire non dominare. Proprio come si subisce una canna di nove piedi che lancia una coda del numero nove rispetto ad un’altra dell’identica lunghezza che ne proietta una del numero quattro.
-E un po come nella scherma. Una cosa è maneggiare un fioretto, un’altra una  pesante spada. Nel primo caso, in virtù di un peso ridottissimo, la punta del fioretto fa esattamente ciò che vogliamo, rispondendo istantaneamente a qualsiasi nostro impulso. Nell’altro il peso condiziona i movimenti riducendo sia la velocità che il numero delle possibili manovre. La differenza che passa fra un fioretto e una spada, sta nel fatto che il primo ci offre velocità di esecuzione e quindi maneggevolezza, ma non potenza. Per la seconda è grosso modo l’inverso. Inoltre il peso vuole che queste due armi (fioretto o spada) siano manovrate secondo tecniche diverse. Più raffinata la prima, rudimentale l’altra. Non a caso quel grande artista della scherma che era Giulio Gaudini, forse il più grande schermidore italiano, considerava la spada uno strumento troppo facile. Addirittura caratterizzato da manovre quasi elementari. Lo stesso accade nel lancio. Fra fioretto e spada ci passa grosso modo la stessa differenza che intercorre fra la TLT (fioretto) e quella tradizionale (spada). Con una differenza. Per le sue caratteristiche (canna-leva) un attrezzo TLT è contemporaneamente leggerissimo e maneggevole, scattante e potente. E al tempo stesso un fioretto e una spada.
-Utilizzare la quantità di peso necessaria è fondamentale. Non fosse altro perché la rimanente parte è un’inutile zavorra. Usare un surplus di peso è la dimostrazione che se ne ignora la quantità effettivamente occorrente. Dunque la prova dell’assenza di un fondamento razionale capace di individuarne con precisione la quantità effettivamente indispensabile. In due parole il lancio tradizionale non è guidato da una logica e difatti usa il peso in maniera indiscriminata. C’è una grande differenza di peso, quindi di maneggevolezza, e perciò di risultati, fra un’attrezzatura costituita da una canna di sette piedi e mezzo o poco più che proietta una coda del numero tre, e una tradizionale di otto o nove piedi che lancia un peso numero cinque o sei. Il peso (canna + coda) è il peggior nemico della maneggevolezza. Peso, maneggevolezza e risultati, sono perciò elementi essenziali e inscindibili.
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TLT: facile o difficile?
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-E’ noto che una cosa è la teoria e una diversa la pratica. Nel caso della TLT le cose si complicano. Difatti la trasposizione della TLT dalla palestra all’acqua è più ardua del solito. E nemmeno per le difficoltà di certi lanci, ma soprattutto perché presuppone la conoscenza di un presupposto mai preso in considerazione in precedenza in questa visuale: il lancio nasce dall’acqua.
-Ciò potrebbe far pensare che la TLT é complessa e difficile. Vero e falso. Se la TLT è difficile, è perché rappresenta uno stadio più evoluto del lancio. E un po come con lauto. Tutti sappiamo guidarla, ma se vogliamo farlo con perizia dobbiamo approfondire la conoscenza della guida. Per quanto riguarda correnti e superfici, questa conoscenza dovrebbe essere parte integrante della pesca comunque intesa. Purtroppo non è così. La TLT si è perciò trovata costretta ad integrare questa lacuna. Si è dovuta sobbarcare questo ulteriore sapere e, dunque, anche quest’altra difficoltà, perché le tecniche usuali hanno trascurato correnti e superfici, gli elementi, guarda caso, dalla cui conoscenza dipendono i tre punti basilari della pesca:
1) dragaggio
2) lanci
3) presentazione dell’artificiale.
-Difatti il dragaggio si sconfigge sfruttando le velocità delle correnti. I lanci vengono selezionati a seconda della forma geometrica con cui le correnti sagomano ogni situazione. Mentre la presentazione della mosca è in relazione alla conformazione della superficie dell’acqua del luogo specifico in cui posare lartificiale. Non a caso la TLT sostiene che il lancio nasce dall’acqua. Senza queste conoscenze, si ha una visuale parziale della pesca comunque la si pratichi. In due parole la TLT può essere considerata più difficile perché approfondisce la conoscenza della pesca.